La ricetta in un racconto

In Sicilia l’avvento della grande distribuzione in cucina non ha modificato alcune abitudini dei consumatori che continuano a preparare in casa molte delle specialità dell’isola. Tra queste ci sono gli algerini, buonissimi biscotti da colazione o da the a forma rotonda e dentellata, croccanti al palato e con un’abbondante spolverata di sofficissimo zucchero a velo, che a dispetto del nome sono di origine palermitana.

Le notizie storiche sulla loro invenzione non sono molto precise, sembra però che siano stati prearati per la prima volta tra il 1500 ed il 1600 ad opera delle monache del monastero dei Sett’Angeli, sito nell’omonima piazza di Palermo, che li vendevano per provvedere al sostentamento economico della loro comunità. Oggi è possibile trovarli facilmente in qualunque panetteria e bar della città visto che complice la loro bontà non è facile rinunciarvi.

In Sicilia l’avvento della grande distribuzione in cucina non ha modificato alcune abitudini dei consumatori che continuano a preparare in casa molte delle specialità dell’isola. Tra queste ci sono gli algerini, buonissimi biscotti da colazione o da the a forma rotonda e dentellata, croccanti al palato e con un’abbondante spolverata di sofficissimo zucchero a velo, che a dispetto del nome sono di origine palermitana.

Le notizie storiche sulla loro invenzione non sono molto precise, sembra però che siano stati prearati per la prima volta tra il 1500 ed il 1600 ad opera delle monache del monastero dei Sett’Angeli, sito nell’omonima piazza di Palermo, che li vendevano per provvedere al sostentamento economico della loro comunità. Oggi è possibile trovarli facilmente in qualunque panetteria e bar della città visto che complice la loro bontà non è facile rinunciarvi.

A me questo biscotto è sempre piaciuto tanto e la sua conoscenza è avvenuta quando ero ancora piccolo. Sono stato un bambino molto timido e questa caratteristica che con il tempo è andata un po’ scemando mi è rimasta attaccata addosso come un tatuaggio. Non è che oggi possa dire di essere un animale da palcoscenico, ma so tenere a bada le mie emozioni e quando mi capita di parlare in pubblico non mi sottraggo ai miei doveri! Del resto la mia maestra in prima elementare lo aveva scritto nero su bianco: “è un bambino timido che non manifesta le proprie emozioni, ma se opportunamente stimolato è capace di interagire in maniera adulta. Con gli altri bambini giocavo soltanto se venivo tirato in ballo e se non lo facevano loro non ero uno che si imponeva. Le imposizioni non mi sono mai piaciute, neppure nel gioco! Mia madre cercava così di spronarmi e non era infrequente che insieme ai genitori degli altri bambini organizzassero dei pomeriggi di gioco. Fu così che un giorno mio padre mi comunicò che insieme ad altri due bambini eravamo stati invitati a casa di Andrea. Mi disse anche di iniziare a pensare a quali giochi avessi voluto portare con me in modo da non dovere decidere all’ultimo momento. Risposi di getto le macchinine, le figurine ed il piccolo trenino in legno che mi aveva costruito lui… anzi no, replicai, il trenino di legno può rompersi e siccome ci tengo tanto lo lascio a casa. Quando arrivò il fatidico giorno riempii la sacca con i miei giochi inserendo dentro anche il libro di Fratel Coniglietto che mi aveva regalato nonna Teresa. Appena varcata la porta di quell’appartamento che si trovava al centro della città mi sentii immediatamente catapultato in una realtà quasi fiabesca. C’erano ovunque statue di donne nude tutte bianche, quadri accatastati anche in bagno e la cosa che mi sorprese di più fu che sua madre assomigliava a tutte quelle statue e a tutti quei quadri. Li per lì non ci badai troppo ma ad un certo punto dovetti fare i conti con una di esse che con la coda dell’occhio pensavo fosse proprio sua madre intenta a dirci qualcosa. Se non fosse stato per il colore bianco che si contrapponeva alla carnagione più scura della Sig.ra Anna ci sarei cascato. A dire il vero mi facevano anche un po’ d’effetto. E se si muovono, pensai! Arrivarono presto le ore sedici e con esse il momento della merenda. Si presentò una signora molto minuta dalle fattezze non italiane che con un fare gentile ci porse un vassoio dorato al cui interno c’erano tanti piccoli cerchi con in cima della polvere bianca. Sarà zucchero, pensai tra me e me! La mia compagna Chiara, che era più coraggiosa, chiese a quella graziosa signora cosa fossero. Lei con fare diretto e schietto rispose: sono biscotti algerini, possibile che non tu non ne abbia mai mangiati? Al che prese la parola Andrea e disse: in questa casa tutto è fatto di biscotti, anche le statue sono bianche perché ricoperte di zucchero a velo. Personalmente non diedi troppo peso a ciò che veniva detto anche perché ero intento a guardare quel vassoio. Sta di fatto che iniziammo a mangiare queste bontà e in un men che non si dica finirono tutti! Che peccato, ci dicemmo, adesso chissà quando ci ricapiterà di mangiarli di nuovo. A quel punto Marco, il nostro compagno grassottello, con un salto felino si diresse verso la statua con l’intento di addentarla. Ma non fece in tempo a dargli un morso che si sentii una sorta di urlo. “La statua non è fatta di biscotto ed è pure dura, esclamò a gran voce”. Tutti noi lo guardammo e scoppiammo a ridere per la sua golosità! Tornato a casa seppi che il papà di Andrea era un artista e che sua mamma gli faceva da modella. Considerando che ci eravamo tanto divertiti, tornammo mille altre volte a casa sua per giocare e ridere insieme. Una cosa però gliela facemmo promettere, che in tutte quelle altre occasioni avremmo ancora mangiato questi favolosi biscotti. Da allora chiesi tante volte a mia mamma Ina di comprarli sotto casa, dove il Sig. Carmelo, il panificio di fiducia, tutti i giorni li preparava insieme alle altre mille sue bontà.

Difficoltà

Facile

Dosi Per

10 Persone

Preparazione

1 Ora

Cottura

15 Minuti

Lista ingredienti

500 g di farina 00

175 g di zucchero semolato

175 g di strutto

1 uovo

Latte q.b.

5 g di ammoniaca per dolci

Zucchero a velo q.b.

La buccia grattugiata di un limone

Una bustina di vanillina

Utensili richiesti

Un coppapasta dentellato del diametro di

Un mattarello

Procedimento

1

Su una spianatoia disponiamo la farina, lo zucchero e lo strutto freddo tagliato a cubetti ed iniziamo ad impastare a mano. Incorporiamo l’uovo, l’ammoniaca, la vanillina, la buccia del limone, qualche goccia di latte a temperatura ambiente e continuiamo ad impastare. Se necessario aggiungiamo dell’altro latte. Dovremo ottenere un composto liscio, compatto e che non si attacchi al piano di lavoro. Formiamo una palla, avvolgiamola con della pellicola trasparente ed infine lasciamo riposare in frigorifero per almeno 30 minuti.

2

Trascorso questo tempo, spolveriamo leggermente il piano di lavoro con la farina, stendiamo l’impasto con un mattarello fino ad ottenere una sfoglia dello spessore di 5 mm circa e poniamo sopra un coppapasta rotondo con bordo dentellato del diametro di 5 cm. facendo un po’ di pressione.

3

Disponiamo quindi i biscotti algerini, sufficientemente distanziati tra loro, su una teglia ricoperta con della carta forno e cuociamo in forno preriscaldato statico a 180° gradi per il tempo necessario affinché diventino un po’ dorati (circa 15 minuti).

4

Una volta cotti, estraiamo i biscotti algerini dal forno dopo che si saranno raffreddati, e cospargiamoli con abbondante zucchero a velo. Servire su un vassoio.

Utile da sapere!

I biscotti algerini si conservano per qualche giorno dentro a dei sacchetti di plastica ben chiusi.


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