La ricetta in un racconto

Sapete che sono state censite oltre 30 tipi di caponata in base alla zona di preparazione? Nonostante le numerose varianti in circolazione, tutte le versioni concordano su una cosa! La melanzana va rigorosamente fritta! La tipologia che maggiormente si presta a questo tipo di preparazione è sicuramente la melanzana scura, soda e non troppo spugnosa ma soprattutto capace di assorbire poco olio. L’altro elemento caratterizzante è l’agrodolce, un mix sapientemente dosato di aceto e zucchero che, una volta depositato sugli ingredienti ed evaporato, regalerà al piatto un profumo ed un sapore unici. Nell’isola si è soliti utilizzare l’agrodolce per condire numerose pietanze tanto che ormai il suo consumo è sinonimo di Sicilia.

Sapete che sono state censite oltre 30 tipi di caponata in base alla zona di preparazione? Nonostante le numerose varianti in circolazione, tutte le versioni concordano su una cosa! La melanzana va rigorosamente fritta! La tipologia che maggiormente si presta a questo tipo di preparazione è sicuramente la melanzana scura, soda e non troppo spugnosa ma soprattutto capace di assorbire poco olio. L’altro elemento caratterizzante è l’agrodolce, un mix sapientemente dosato di aceto e zucchero che, una volta depositato sugli ingredienti ed evaporato, regalerà al piatto un profumo ed un sapore unici. Nell’isola si è soliti utilizzare l’agrodolce per condire numerose pietanze tanto che ormai il suo consumo è sinonimo di Sicilia.

La caponata palermitana è probabilmente la più semplice rispetto alle altre versioni e per me quella di mamma Ina rimane comunque la più insuperabile. Il segreto sta proprio nell’agrodolce visto che se gli ingredienti per comporlo sono sproporzionati si rischia di comprometterne il risultato finale ottenendo un gusto poco deciso oppure al contrario eccessivamente forte. Ricordo che da bambino, così come tutte le volte che doveva preparare delle ricette che prevedessero la necessità di friggere degli ingredienti, lei si chiudeva in veranda, tappezzava la “macchina del gas” (erano le vecchie cucine che avevano il piano cottura ed il forno in unico elettrodomestico) con i fogli del Giornale di Sicilia che le regalava lo zio Lilli (lui lo comprava tutti i giorni) e trascorreva un’intera giornata tra i fornelli. Il risultato? Una vera poesia! Aspé, so a cosa state pensando, ovvero che Lilli è un nome da donna ed invece io ho parlato di uno zio… No, tranquilli, non è un errore e la spiegazione è contenuta nel racconto della “cassata siciliana” prossimamente all’interno del blog 😂 Ritornando alla nostra caponata dovete sapere che quando vivevo con i miei genitori e lei la preparava, io intorno alle 2,00 del mattino, al rientro dalle serate con gli amici, facevo un lauto spuntino con caponata e pane. Poi mi lavavo i denti, indossavo il pigiama e andavo a dormire sereno e beato 😁 La mia gatta Wendy, una trovatella soriana tigrata, al rumore delle posate ed al profumo che si sprigionava in cucina mi saltava addosso nella speranza di potere racimolare qualche avanzo. Lei del resto era abituata a mangiare tutti i giorni quello che le preparava mia madre, ovvero un pastone fatto di nasello surgelato e rigatoni che, una volta cotto, diventava gelatinoso e poco invitante. Una volta in frigorifero la gelatina dava il meglio di sé, assumendo la forma del tegame dentro al quale era stato cotto il tutto. Inutile dire che da allora non ho mai più avuto il coraggio di mangiare il nasello. Povera gatta!!! 😁 Anche se lei è stata molto fortunata perché sottratta alle sevizie di un gruppo di bambini che facevano a gara a chi, dopo averla lanciata per aria, riusciva a prenderla senza farla cadere. La mia micia aveva così sviluppato un’innata fobia per i bambini e infatti tutte le volte che qualcuno appartenente a questa categoria faceva capolino a casa, lei si nascondeva sotto al mio letto oppure dietro ai mobili in modo da non incrociare i loro sguardi. A casa tutti l’amavamo ed aveva campo libero ovunque a parte che in salotto. Quello era off-limit per chiunque, anche per me. Mia madre lo custodiva come si conviene ad un luogo di culto chiudendo a chiave porte e finestre in modo che nessuno avesse la tentazione di entrarci. In questo modo veniva preservato per per le grandi occasioni speciali. Wendy, non poteva neppure lontanamente avvicinarsi a quella porta e così trascorreva la sua giornata in camera mia dove al contrario le permettevo di stare. Grazie quindi ad una serie di concessioni (ad eccezioni della caponata, sia inteso), era diventata la mia gatta! Io mi prendevo cura di lei e Wendy mi ricompensava con tante fusa e tante paste molto bavose. 😆 Solo la notte diventava per lei tutto inaccessibile e così non le rimaneva che dormire nella sua cesta chiusa in cucina.

Difficoltà

Media

Dosi Per

8 Persone

Preparazione

2 Ore

Cottura

10 minuti

Lista ingredienti

1 kg di melanzane scure e tonde

200 gr. di olive verdi sgocciolate

100 gr. di capperi sotto sale

100 gr. coste di sedano al netto scarti

300 gr. di salsa di pomodoro

1 grande cipolla

70 ml. di aceto

3 cucchiai di zucchero

Olio extravergine d’oliva

Olio di semi di girasole

Procedimento

1

Laviamo bene le melanzane, asciughiamole, spuntiamole e tagliamole a cubetti. Versiamole in uno scolapasta e, dopo averle cosparse di sale, lasciamole spurgare per circa un’ora.

2

Scaldiamo l’olio di girasole e, quando caldo, friggiamole facendo attenzione agli schizzi. Man mano che saranno dorate mettiamole dentro uno scola olio oppure uno scolapasta in modo che possano perdere l’olio in eccesso.

3

Laviamo bene i capperi sotto l’acqua corrente per eliminare il sale in eccesso e lasciamoli in ammollo cambiando l’acqua di tanto in tanto. Eliminiamo il nocciolo dalle olive, tagliamole grossolanamente e mettiamole da parte. Eliminiamo i filamenti dal sedano, tagliamolo a rondelle e cuociamolo dentro a dell’acqua fino a quando non sarà tenero ma ancora un pochino croccante. Una volta cotto spegniamo il fuoco, aggiungiamo i capperi per qualche minuto in modo che sia immorbidiscano e poi scoliamo il tutto. Trasferiamo il contenuto dentro ad un piatto, aggiungiamo le olive e mettiamoli da parte.

4

Nel frattempo facciamo rosolare la cipolla tagliata a piccoli cubetti con l’olio extravergine d’oliva e successivamente aggiungiamo la salsa di pomodoro, il sale, un cucchiaio di zucchero e facciamo cuocere. Una volta cotta aggiungiamo le melanzane, il sedano, i capperi, le olive e mescoliamo delicatamente amalgamando tutti gli ingredienti.

5

Mettiamo l’aceto dentro ad un bicchiere, aggiungiamo due cucchiai di zucchero e mescoliamo fino a quando non si sarà sciolto del tutto. Versiamolo nella pentola con gli altri ingredienti, accendiamo il fuoco e mescoliamo amalgamando delicatamente fino a quando non sarà evaporato e il sughino non si sarà un po’ asciugato. Spegniamo il fuoco e non appena la caponata si sarà raffreddata trasferiamola in frigorifero per una notte. Serviamola fredda su un piatto da portata. La caponata si conserva qualche giorno in frigorifero.

Utile da sapere!

Un modo per conservare la caponata per l’inverno è quello di metterla dentro dei barattoli in vetro e poi surgelarla in freezer.


Commenti (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.