La ricetta in un racconto

Il mese di agosto non era solo il mese della spensieratezza, delle vacanze dalla scuola, del dormire fino a tardi e del tempo trascorso al mare in compagnia dei cugini, era anche il mese in cui adulti e bambini si ritrovavano insieme per ripetere tutti gli anni lo stesso rituale, in un alternarsi di momenti carichi di serenità e di emozioni. Sensazioni di benessere che nascevano dalla consapevolezza che la felicità era fatta di piccoli attimi che, una volta vissuti, sarebbero stati catturati e custoditi nella memoria per tutta la vita, benedicendo il buon Dio per averli provati.

Il mese di agosto non era solo il mese della spensieratezza, delle vacanze dalla scuola, del dormire fino a tardi e del tempo trascorso al mare in compagnia dei cugini, era anche il mese in cui adulti e bambini si ritrovavano insieme per ripetere tutti gli anni lo stesso rituale, in un alternarsi di momenti carichi di serenità e di emozioni. Sensazioni di benessere che nascevano dalla consapevolezza che la felicità era fatta di piccoli attimi che, una volta vissuti, sarebbero stati catturati e custoditi nella memoria per tutta la vita, benedicendo il buon Dio per averli provati.

Lo zio Pippo arrivava con la sua macchina carica di cassette in legno ricolme di pomodoro rosso vivo che aveva raccolto in campagna e, una volta concluso il percorso che lo conduceva al parcheggio, trovava pronto ad aspettarlo zia Zina, mamma Ina e Zia Raffaela che lo aiutavano a scaricare ciò che da lì a qualche giorno avrebbe lasciato posto alle conserve per l’inverno. Noi bambini eccitati guardavamo quella scena come se stessimo assistendo ad una rappresentazione teatrale, con la convinzione che a breve avrebbe avuto inizio il periodo più divertente e spensierato della stagione: la preparazione della salsa di pomodoro.

Da piccoli trascorrevamo le nostre estati al mare in compagnia dei cugini. Salvatore, Elisa, Mariella, Irene, Francesco che più che parenti erano per me e mia sorella Roberta ciò che di buono la vita ci avesse donato. Mai uno screzio, un litigio, un malinteso ma solo complicità e tanto affetto donato in maniera gratuita senza chiedere o pretendere nulla in cambio. Le nostre giornate trascorrevano tra un bagno al calar della luna, una spaghettata a mezzanotte, un gavettone con il tubo dell’acqua mentre si faceva finta di annaffiare le piante e tante, ma tante risate. La sera non era infrequente che ci intrattenessimo a parlare, anche fino a notte fonda, con indosso maglioni e coperte per fare fronte all’umidità che arrivava dal mare distante pochi metri, oppure a giocare insieme agli adulti a nascondino, alle belle statuine oppure ad “acchiana u patri cu tutti i so figghi”. Mio madre, uomo tutto d’un pezzo, in questi contesti lasciava da parte la sua rigidità per mostrarsi come realmente era, una persona divertente e divertita, capace di sapere sorprendere tutti per la sua capacità di far ridere di sé.

La preparazione della salsa di pomodoro faceva parte proprio di questi momenti gioviali in cui ognuno aveva un ruolo ben determinato. Le donne si preoccupavano di lavare i pomodori, di spiricuddarli (togliere il picciolo), di aprirli con le mani buttandoli dentro a dei grandi pentoloni di alluminio e di tagliare le cipolle. Gli uomini erano intenti ad arriminare (mescolare) con degli enormi assi in legno il loro contenuto dopo avere deposto i grandi tegami sopra ai fornelli da camping. Una volta cotto, il pomodoro veniva versato dentro al passa pomodoro elettrico che, da una parte lasciava fuoriuscire litri e litri di salsa e dall’altra le bucce attaccate tra di loro come se fossero dei lunghi budelli. Successivamente era il momento della sterilizzazione delle bottiglie, del loro riempimento, dell’imbottigliamento e della successiva bollitura. Poi il tutto finiva sotto coperta, in attesa che si raffreddassero. E una volta terminato il lavoro, sporchi e grondanti di sudore mio padre diceva puntualmente: ”Natr’annu unni vogghiu sapiri nenti, accattamu u pummaruoru ru supermercato” (l’anno prossimo non ne voglio sapere più nulla, compriamo il pomodoro del supermercato) e in risposta tutti in coro a rispondere: “nca chi” (certo, sicuramente…). Ma l’anno successivo, avendo dimenticato le fatiche fatte per la sua preparazione, eravamo ancora una volta lì, pronti per rifare tutto nuovamente da capo consapevoli che il divertimento e la condivisione erano più grandi della fatica provata. E tra una risata e l’altra la televisione in sottofondo accompagnava quelle giornate spensierate ricordandoci che era il1982, l’estate in cui Paolo Rossi segnava i suoi goal in un’Italia che sapeva di buono.

Difficoltà

Facile

Dosi Per

6 Persone

Preparazione

1,30 Ore

Cottura

1 Ora

Lista ingredienti

3 kg di pomodori maturi

1 grossa cipolla

Sale q.b.

Procedimento

1

Per prima cosa laviamo i pomodori, eliminiamo il picciolo, le parti rovinate o ammaccate, tagliamoli prima a metà e poi in due parti e depositiamoli dentro ad una capiente casseruola. Aggiungiamo la cipolla tagliata a fettine e il sale. Facciamo cuocere a fiamma bassa con il coperchio fino a quando la pelle non si sarà staccata, mescolando di tanto in tanto per evitare che si attacchino.

2

Con un mestolo, oppure con una paletta forata, scoliamo i pomodori lasciando nella pentola l’acqua di vegetazione, versiamoli dentro ad un passa pomodoro e ricaviamone il succo.

3

Dopo avere ricavato la salsa, riportiamola sul fuoco facendola bollire fino a quando non sarà evaporata del tutto l’acqua in eccesso. La salsa è così pronta per il suo utilizzo oppure per essere conservata.

Utile da sapere!

Una buona pasta al pomodoro semplice e gustosa? Facciamo un soffritto di cipolla, aggiungiamo  la passata di pomodoro, delle foglie di basilico, un po’ di zucchero, del sale e facciamola cuocere. A parte tagliamo una melanzana a fette, saliamole e facciamole spurgare dentro ad uno scolapasta per un’ora. Trascorso questo tempo asciughiamole con della carte assorbente e friggiamole in olio di semi girasole ben caldo. Condiamo la pasta con il pomodoro, le fette di melanzane fritte e una generosa spolverata di caciocavallo grattugiato siciliano oppure con del parmigiano.


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