La ricetta in un racconto

Quando mio padre e mia madre decisero di acquistare casa prima che io nascessi, si innamorarono del primo appartamento che visitarono perché era molto spazioso, luminoso ed accogliente. Quando entrarono in salotto furono accecati da un sole caldo ed avvolgente che, penetrando dalle grandi porte finestre di legno bianco, gli fecero capire subito che quello sarebbe diventato il focolare in cui mettere su famiglia. Il nuovo nido d’amore era collocato al nono piano di una delle vie che a distanza di qualche anno sarebbe diventata tra le più chic di Palermo e nessuno avrebbe mai immaginato che, proprio su quel piano, sarebbe nata una tra le più belle e sincere amicizie tra due donne e le loro rispettive famiglie.

Quando mio padre e mia madre decisero di acquistare casa prima che io nascessi, si innamorarono del primo appartamento che visitarono perché era molto spazioso, luminoso ed accogliente. Quando entrarono in salotto furono accecati da un sole caldo ed avvolgente che, penetrando dalle grandi porte finestre di legno bianco, gli fecero capire subito che quello sarebbe diventato il focolare in cui mettere su famiglia. Il nuovo nido d’amore era collocato al nono piano di una delle vie che a distanza di qualche anno sarebbe diventata tra le più chic di Palermo e nessuno avrebbe mai immaginato che, proprio su quel piano, sarebbe nata una tra le più belle e sincere amicizie tra due donne e le loro rispettive famiglie.

Appena trasferiti nella nuova casa, così come si conviene dalle mie parti, le due protagoniste fecero presto conoscenza raccontandosi ognuna la propria vita e trascorrendo parecchio tempo insieme. Pensarono: se dobbiamo vivere sullo stesso pianerottolo perché non fare squadra? Il nucleo familiare dei nostri nuovi vicini era composto da quattro simpatici ed arzilli vecchietti e dalla loro nipote, una donna molto bella, elegante e distinta di nome Annamaria che non essendosi mai sposata veniva appellata da molti col titolo di “signorina” nonostante la sua ragguardevole età. Col passare del tempo, e sebbene un’indubbia differenza anagrafica tra la “signorina” e mia mamma, nacque una solida quanto sincera amicizia. Visto che non era inusuale che al rientro da lavoro mio padre si lamentasse perché non trovava sua moglie a casa, le due complici si separavano prima che rincasasse per ridarsi appuntamento all’indomani. Mia madre riprendeva le sue attività casalinghe e mio padre pensava che avesse fatto solo quello per tutto il giorno. Al mattino, intorno alle 9,30, una delle due “tuppuliava” (suonava il campanello) all’altra e trascorrevano ancora delle altre ore a chiacchierare sul pianerottolo da sole oppure insieme ai vecchietti che a turno facevano capolino.

Crescendo mi accorsi presto che Annamaria non era solo una semplice vicina di casa, lei era di più, era la zia che tutti avrebbero desiderato avere, era premurosa, disponibile, affettuosa e soprattutto generosa visto che in occasione di compleanni e ricorrenze elargiva tanti soldini. Per me e mia sorella era normale andare a casa sua per pranzo oppure per guardare la TV o semplicemente per stare in buona compagnia. Poi, al pomeriggio inoltrato, tornavamo a casa nostra. Ma oltre ai regali ci accompagnava in giro per il disbrigo di varie commissioni a bordo della sua mitica 126 blu che però non sapeva guidare bene. Sì, perché Annamaria faceva mille cose ma il guidare non era proprio il suo forte. E tra queste mille cose lei amava cucinare e preparare pietanze tradizionali le cui ricette le attingeva da una vecchia scatola di biscotti in latta al cui interno c’erano tanti pizzini scritti a mano che lei custodiva in uno dei ripiani del ripostiglio. Quando il campanello suonava per tre volte in maniera compulsiva era segno che stava arrivando con qualcosa di buono da mangiare come ad esempio la cuccia, le Sfinci di S. Giuseppe, le arancine ed anche le crocchette di latte che sono dei piccoli quadrotti di latte e farina aromatizzati alla noce moscata avvolti in una croccante panatura. E circondato da questi gesti semplici ma densi d’amore, io nel frattempo crescevo in un ambiente sano in cui ti accorgi che spesso gli amici sono meglio dei parenti… Perché i primi te li scegli mentre i secondi ti capitano.

Difficoltà

Facile

Dosi Per

8 Persone

Preparazione

1 Ora

Cottura

3 Minuti

Lista ingredienti

Mezzo litro di latte

150 gr. farina 00

2 Uova

50 gr. di burro

100 gr. di caciocavallo o parmigiano

Noce moscata q.b.

Farina 00 per la panatura q.b.

Pangrattato per la panatura q.b.

Sale q.b.

Olio di semi di girasole

Procedimento

1

In una capiente pentola versiamo il latte, la farina setacciata con un colino e giriamo energicamente con una frusta. Non appena incorporata inseriamo il burro a pezzetti, il sale e la noce moscata. Accendiamo il fuoco moderato e mescoliamo continuamente per non fare attaccare il contenuto sul fondo della pentola.

2

Non appena il composto si sarà raggrumato versiamo il formaggio grattugiato in unica soluzione continuando a girare energicamente. Una volta che avrà assunto la consistenza di un purè molto più corposo, versiamolo con l’aiuto della frusta, oppure di un cucchiaio di legno, su una pirofila di circa 28×25 cm. precedentemente inumidita con acqua e livelliamo il composto con l’aiuto di una spatola. Facciamo raffreddare completamente.

3

Appena freddo incidiamo con la spatola ricavando dei quadrotti da 3×3 cm. che estrarremo sempre grazie all’ausilio della spatola e che passeremo dentro la farina, poi nell’uovo sbattuto ed infine nel pangrattato.

3

Friggiamo in olio bollente e serviamo ancora calde.

Utile da sapere!

Se abbiamo organizzato una festicciola con buffet, queste crocchette di latte sono ideali da preparare prima per poi riscaldarle in forno al momento di servirle. Se decidiamo di farle il giorno prima, dopo averle panate, mettiamole dentro ad un contenitore coprendolo con uno strofinaccio e poniamolo in frigorifero fino al momento di friggerle. Nonostante la versione tradizionale preveda la forma di una pepita, non è inusuale che al giorno d’oggi si opti per quella a crocchetta. Inoltre, c’è chi aggiunge anche dei cubetti di prosciutto nell’impasto.


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