La ricetta in un racconto

Ebbene sì, in Sicilia non si dice cotoletta di melanzane, ma melanzane a cotoletta! Cambia l’ordine delle parole ma il sapore rimane il medesimo.

Quasi tutte le rosticcerie palermitane, oltre alle più conosciute panelle e crocché, propongono una serie di altre fritturine che hanno il solo scopo di fare ingrassare il povero acquirente. Nel momento in cui si varca la soglia del negozio si è spacciati, perché la quantità di roba che vi si prospetterà davanti non sarà di certo destinata ad essere ignorata. Se siete già entrati in una friggitoria siciliana, vi sarete sicuramente accorti che la varietà di scelta è davvero notevole! Qui si è soliti mangiare qualcosa di fritto non solo a colazione ma anche ai due pasti principali perché in fin dei conti a noi piace schiticchiare! No, non è una parolaccia ma un modo di dire isolano. La parola schiticchio veniva già usata già nel XVII secolo e la sua etimologia, tutt’ora incerta, sembra voglia significare spiluccare, magari all’aria aperta, tanto che al giorno d’oggi il termine viene utilizzato come sinonimo di street food. Ed è proprio nel cuore pulsante dello street food che si colloca questo piatto.

Ebbene sì, in Sicilia non si dice cotoletta di melanzane, ma melanzane a cotoletta! Cambia l’ordine delle parole ma il sapore rimane il medesimo.

Quasi tutte le rosticcerie palermitane, oltre alle più conosciute panelle e crocché, propongono una serie di altre fritturine che hanno il solo scopo di fare ingrassare il povero acquirente. Nel momento in cui si varca la soglia del negozio si è spacciati, perché la quantità di roba che vi si prospetterà davanti non sarà di certo destinata ad essere ignorata. Se siete già entrati in una friggitoria siciliana, vi sarete sicuramente accorti che la varietà di scelta è davvero notevole! Qui si è soliti mangiare qualcosa di fritto non solo a colazione ma anche ai due pasti principali perché in fin dei conti a noi piace schiticchiare! No, non è una parolaccia ma un modo di dire isolano. La parola schiticchio veniva già usata già nel XVII secolo e la sua etimologia, tutt’ora incerta, sembra voglia significare spiluccare, magari all’aria aperta, tanto che al giorno d’oggi il termine viene utilizzato come sinonimo di street food. Ed è proprio nel cuore pulsante dello street food che si colloca questo piatto.

Per noi palermitani, la melanzana è come il codice fiscale, ci viene attribuito alla nascita insieme al nome e al cognome. Una volta mangiata la prima volta ci accompagnerà per tutta la vita grazie anche alle innumerevoli ricette ed alla versatilità di questo ingrediente. Melanzane a quaglia, pasta alla norma, pasta al forno, parmigiana sono solo alcuni dei nomi di piatti in cui questo ortaggio è protagonista indiscusso oppure recita una parte di tutto rispetto. Non è casuale che da noi si dica “a mulinciana è miegghiu ri na fietta i carni” (la melanzana è meglio di una fetta di carne) quasi a volere elogiare una bontà che non ha nulla da invidiare a quella di un piatto ben più ricco e costoso che è la carne per l’appunto. In effetti questo detto è nato nei borghi popolari in cui non avendo la disponibilità economica per acquistare la carne, ci si consolava con qualcosa di economico che potesse supplirla, quantomeno alla vista. La ricetta originale prevede che si utilizzino le melanzane che a Palermo vengono chiamate tunisine, ovvero quelle ovali di colore violetto, che vengono mangiate rigorosamente dentro a del pane tagliato a metà, meglio se del tipo mafalda oppure semprefresco. Io ho preferito rendere questa ricetta un po’ più moderna ed ho tagliato le fette a bastoncino piuttosto che lasciarle intere. Questo piatto può essere un gustoso quanto allegro antipasto, oppure un contorno, da condividere durante un’allegra serata tra amici.

Quando ero ragazzino e mia madre le preparava, era più forte di me, non riuscivo a resistere, e così man mano che lei friggeva io mangiavo le fette di nascosto cercando di redistribuirle per ricreare un piatto all’apparenza pieno. Avete presente quando si è in preda all’alcool e le azioni sono quasi istintive? Ecco, non ho mai preso una vera sbronza ma credo che mi sentissi così. Non so se fosse per l’odore che mi arrivava al cervello fino a stordirmi, oppure per il sapore irresistibile che questo piatto era in grado di regalarmi, ma sta di fatto che quando le vedevo non rispondevo più di me stesso. Un giorno, dopo che mia madre le aveva preparate come di consueto, non mi limitai a rubarne qualcuna, ma le mangiai tutte, ma proprio tutte. E più ripetevo a me stesso “questa è l’ultima e poi fermati” e più non riuscivo a trattenermi dal mangiarle. Sta di fatto che arrivati all’ora di cena mi sedetti a tavola senza avere fame. Al momento di mangiare l’antipasto mia madre aprì lo sportello del forno dove erano custodite e con sua grande sorpresa trovò solo i tovagliolini unti di olio che giacevano inermi dentro al piatto. Non ebbe la prontezza immediata di reagire, forse perché stava cercando di razionalizzare, ma appena capì cosa fosse successo si arrabbiò talmente tanto che mi mandò dritto in camera senza cena… Che poi dico, per me più che una punizione fu una vera salvezza, considerando che avevo la pancia piena e tanta voglia di dormire. Da quel giorno però imparò la lezione, tutte le volte che friggeva le melanzane piantonava il piatto a vista e, una volta pronte, saliva sulla sedia e lo appoggiava sopra il pensile della cucina. Neanche se avessi avuto a disposizione una corda di Tarzan sarei riuscito ad arrampicarmi così in alto 😂

Difficoltà

Bassa

Dosi Per

4 Persone

Preparazione

20 Minuti

Cottura

5 Minuti

Lista ingredienti

Una grossa melanzana tonda e violetta

Due uova

Farina 00 q.b.

Pangrattato q.b.

Sale

Olio di semi di girasole

Procedimento

1

Laviamo la melanzana, asciughiamola per bene, eliminiamo le due estremità e tagliamola a bastoncini oppure a fette, come prevede la ricetta tradizionale.

2

Passiamo i bastoncini oppure le fette di melanzana nella farina, nell’uovo e infine nel pangrattato.

3

Friggiamole in olio ben caldo e serviamo tiepide. Le nostre melanzane a cotoletta sono pronte.

Utile da sapere!

Un modo alternativo, più leggero ma non per questo meno gustoso per mangiare le melanzane a cotoletta è quello di passare le fette nell’olio extravergine d’oliva, poi nel pangrattato, ed infine di cuocerle in forno caldo ventilato a 200° fino a completa doratura. Nella teglia in cui le cuoceremo dovremo adagiare della carta antiaderente.


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