La ricetta in un racconto

I sofficini sono un buonissimo secondo, facile da preparare e semplice da farcire grazie alle svariate combinazioni di ingredienti da utilizzare in base alla propria fantasia. Sì perché potremo non solo replicare i gusti tradizionali più conosciuti ma sarà possibile dare sfogo alla propria creatività stupendo così i nostri commensali. Accanto al classico gusto ai formaggi, oppure al pomodoro e mozzarella o al cotto e mozzarella potremo crearli alla norma, con pomodoro, melanzane fritte e ricotta salata, ma anche ai carciofi e perfino al ragù. Faremo felici non solo i nostri bambini ma anche gli adulti che si divertiranno a scoprire quale ripieno sarà racchiuso al loro interno. Li potremo preparare sia fritti che al forno con la garanzia di avere sempre un prodotto buonissimo da servire in ogni occasione, che sia una cena in famiglia oppure un aperitivo tra amici.

Essendo la Cucina di Tricchi Trocchi un blog di racconti e di ricette, prima di vedere come si preparano i sofficini vorrei raccontarti una storia – in questo caso clicca sul tasto “continua a leggere” per saperne di più – se invece vuoi passare direttamente alla loro preparazione, scorri più in basso per andare alla lista degli ingredienti.

Era esattamente il 1975 l’anno in cui la crepe più famosa d’Italia, quella con il sorriso al formaggio realizzato premendo con una forchetta, fece la sua prima comparsa sulle tavole degli italiani.

Gli anni settanta furono un decennio rivoluzionario fatto di trasgressione, lotte politiche e grande creatività in tutti i campi.

In quello della musica fa il suo trionfale ingresso la disco music, genere che fece scatenare i giovani dell’epoca nelle moderne discoteche in un’atmosfera colorata fatta di luci psichedeliche che riflettevano i loro colori su grandi palle appese al soffitto fatte di mosaici in vetro. Tra i titoli internazionali di maggior successo ricordiamo September degli Eart Wind & Fire, Y.M.C.A. dei Village People, Don’t Let me be Misunderstood dei Santa Esmeralda, Dancing Queen degli ABBA, Stayin’ Alive dei Bee Gees, I will surwive di Gloria Gaynor, Le Freak degli Chic solo per citarne alcuni. Anche in Italia si assiste ad una nuova era rispetto al precedente decennio in cui gli artisti decidono in piena libertà come esprimersi. In quel periodo le radio trasmettono canzoni come un’emozione da poco di una giovanissima Anna Oxa, Montagne Verdi di Marcella Bella, Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, Tu sei l’unica donna per me di Alan Sorrenti, Ti amo di Umberto Tozzi, Il Triangolo di Renato Zero, Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano, Cocktail d’amore di Stefania Rotolo e tanti altri.

In campo sociale è il periodo degli Hippy, conosciuto in Italia con il termine di Figli dei fiori i cui giovani del tempo abbracciano valori e un modo di vivere che contempla il rifiuto delle convenzioni a vantaggio del pacifismo, dell’interesse per le filosofie orientali e per il ritorno alla natura. Tra gli slogan più conosciuti dell’epoca abbiamo: Mettete dei fiori nei vostri cannoni oppure Fate l’amore, non fate la guerra.

L’ambito della moda è fatto di eccessi e di contrasti in cui l’abito non è solo uno strumento per coprirsi ma anche un mezzo per incarnare gli ideali del tempo e dare sfoggio di sé. Lo stile è per lo più caratterizzato da camicie a fiori, poncho, tuniche, top ricamati in pizzo, gonne lunghe ampie e a balze, pantaloni a zampa di elefante e capelli lunghi.

Questo è anche il periodo della rivoluzione sessuale iniziato alla fine degli anni 60 in cui si prende maggiore consapevolezza del proprio corpo e dei bisogni ad esso associati non vivendoli più come un peccato.

Ed è in questo contesto variopinto e colorato che fanno per la prima volta capolino nei supermercati i sofficini, all’inizio disponibili solamente al gusto formaggio e poi, a metà degli anni 70 circa, anche alla carne, ai funghi e perfino agli spinaci. Inizia in questi anni l’ascesa dei cibi pronti in cui la voglia di emancipazione delle donne passa anche attraverso la necessità di essere supportate nei loro dovevi di mamme e in cui le industrie alimentari ne colgono il trend diventando loro fedeli alleate. La vera ascesa dei cibi pronti si ha però negli anni 80 in cui il boom economico fa crescere vorticosamente le richieste: così accanto ai sofficini fanno bella mostra di sé cibi che fino ad allora erano prerogativa dei pranzi domenicali come ad esempio i cannelloni ripieni, le lasagne e perfino i risotti.

Emblematica è la pubblicità prodotta dalla Knorr in cui delle donne al lavoro si scambiano informazioni su cosa mangeranno per cena ed una di queste dice “stasera risotto alla pescatora” e un coro risponde: Risotto alla pescatora? “Ma oggi non è domenica”? Oppure quella in cui il marito si erge a giudice giudicando il risotto pronto ai funghi Knorr a confronto con quello preparato dalla moglie. Alla fine dell’assaggio sentenzia cantando che non c’è differenza tra i due risotti e la voce guida in sottofondo chiude lo spot dicendo: risotti Knorr, bisogna assaggiare per poter giudicare.

Per non parlare poi della carne in gelatina, della crema spuntì, dei minestroni in scatola, delle crocchelle di pollo Arena, degli hamburger surgelati, delle prime pizze già pronte e delle focacce. Insomma c’era solo l’imbarazzo della scelta in un’Italia che stava scoprendo il valore del tempo e il supporto che i cibi pronti potevano offrire ai loro consumatori.

Negli anni 80 da bambino io andavo letteralmente matto dei sofficini. Mi piacevano talmente tanto che ero sempre felice quando mia madre ce li comprava. Una scatola era sufficiente per me e mia sorella ed io per prolungare il piacere li accompagnavo sempre col pane. Io amavo quelli al formaggio, lei quelli alla carne. L’altro piatto che riusciva a procurarmi la stessa sensazione erano i wurstel al pomodoro. Non so se fossero un’invenzione di mia madre oppure una moda dell’epoca ma lei usava tagliare a pezzetti i wurstel della Citterio che poi cuoceva dentro alla salsa di pomodoro in cui precedentemente aveva soffritto la cipolla. Un pizzico di sale e un pochino di zucchero completavano la preparazione. I wurstel in cottura diventavano cicciotti e nel frattempo nuotavano in quel sughetto che nel frattempo era diventato leggermente affumicato. Con entrambe le pietanze mangiavo talmente tanto pane che quando andavo a letto ero ancora pieno come un uovo. Alle 21,30 ero infatti già sotto le coperte senza neppure avere avuto il tempo per digerire, ma mi piaceva quella sensazione di pienezza che equivaleva ad un completo appagamento dei sensi e del corpo.

Una sera successe qualcosa che ancora oggi, quando ci ripensiamo, non possiamo fare a meno di ridere. Accadde infatti che dopo avere mangiato i sofficini accompagnandoli con più pane del previsto, come di consueto andai a letto alle 21,30 con la pancia molto piena. Sistemai tra il letto e la parete adiacente il mio registratore, schiacciai il tasto play per ascoltare credo un racconto, e mi addormentai poco dopo. Iniziai a sognare di essere in cucina intento a friggere valanghe di sofficini che, una volta pront,i nascondevo sotto al letto per poterli mangiare con calma e indisturbato. Forse a causa del rumore causato dalla cassetta che nel frattempo era arrivata alla fine, oppure per via della cattiva digestione, in preda ad una sorta di dormiveglia andai sotto il letto con l’intento di dare fondo al mio bottino. Visto però che per terra c’era la moquette, una volta sdraiatomi a pancia in giù mi riaddormentai lasciando metà busto sotto il letto e metà fuori. Intorno alle 22,00 passò mia mamma che come ogni sera verificava se mi fossi scoperto (mi raccontano che da piccolissimo mi mettevano a letto con il cappotto per evitare che prendessi freddo visto che mi sbarazzavo sempre delle lenzuola) e vedendomi in quella posizione ma non capendone il motivo emise un urlo talmente tanto acuto che mi svegliò di colpo facendomi sbattere la testa contro i tubi della rete. Da quella sera sentenziò che i sofficini non li avrei più mangiati con il pane! Nonostante ciò, rimasero uno dei miei cibi preferiti capaci di mettermi tanta allegria. Del resto, come diceva una vecchia pubblicità anni 80: Sofficini, Findus, il sorriso che c’è in te!

Difficoltà

Facile

Dosi Per

4 Persone

Preparazione

30 Minuti

Cottura

3 Minuti

Lista ingredienti per i sofficini

180 gr. di farina 00

180 gr. di latte parzialmente scemato

40 gr. di burro

2 uova

Sale q.b.

Pan grattato q.b.

Olio di semi q.b.

Lista ingredienti per il ripieno al formaggio

Mozzarella per pizza q.b.

Galbanino q.b.

Lista ingredienti per il ripieno al pomodoro e mozzarella

Salsa di pomodoro pronta q.b.

Amido di mais q.b.

Zucchero q.b.

Sale q.b.

Origano q.b.

Mozzarella per pizza q.b.

Lista ingredienti per il ripieno al prosciutto e mozzarella

Besciamella pronta q.b.

Prosciutto cotto alta qualità

Mozzarella per pizza q.b.

Pepe q.b.

Utensili richiesti

Uno stampo per tortelli 12×12 cm.

Procedimento

1

In un tegame antiaderente versiamo il latte, aggiungiamo il burro, un pizzico di sale e appena inizia a bollire versiamo immediatamente la farina in un’unica soluzione. Spostiamo dal fuoco e mescoliamo molto velocemente con un cucchiaio di legno fino a quando non sarà stata tutta inglobata e la pasta avrà assunto una consistenza morbida. Rimettiamo sul fuoco per qualche secondo sempre mescolando. Riuniamo la pasta, con l’aiuto di una spatola impastiamolo e avvolgiamolo dentro alla pellicola trasparente. Facciamolo raffreddare a temperatura ambiente oppure in frigorifero. Una volta freddo riprendiamo l’impasto e sempre appoggiandoci a della carta forno impastiamo energicamente fino a che non sarà diventato liscio. 

2

Con l’aiuto di un mattarello stendiamolo sottilmente il nostro impasto, ricaviamo dei dischi grossolani di una misura più grande rispetto allo stampo, disponiamoli su di esso e mettiamo al centro i condimenti. I ritagli di pasta potranno essere reimpastati. Per i sofficini al formaggio sminuzziamo in parti variabili la mozzarella per pizza e il galbanino. Basteranno 40 gr. di condimento per ogni sofficino. Per i sofficini al pomodoro e mozzarella aggiungiamo per ogni 250 gr. di salsa di pomodoro pronta un cucchiaio raso di amido di mais. Poniamo sul fuoco, aggiungiamo un po’ di zucchero, di sale e facciamo restringere leggermente il pomodoro (non troppo perché una volta freddo si addenserà ancora un po’). Non appena freddo aggiungiamo l’origano e disponiamo al centro del nostro impasto un paio di cucchiai di pomodoro e la mozzarella che avremo precedentemente triturato. Per i sofficini al prosciutto e mozzarella aggiungiamo per ogni 120 gr. di besciamella 65 gr. di prosciutto cotto di alta qualità tagliato finemente, 40 gr. di mozzarella per pizza in piccoli pezzi e il pepe.

3

Non appena avremo avremo riempito i nostri sofficini con i vari condimenti chiudiamo lo stampo, facciamo una pressione in modo che i lati si sigillino bene ed eliminiamo la pasta in eccesso. Se non abbiamo uno stampo a disposizione creiamo i dischi aiutandoci con una tazza del diametro di circa 12 cm. e dopo avere inserito al centro i condimenti spennelliamo dell’acqua sui bordi. A questo punto chiudiamo il sofficino a mezzaluna e premiamo i bordi con i rebbi di una forchetta in modo da sigillarli per bene e non fare fuoriuscire il condimento in cottura.  Passiamoli nell’uovo sbattuto e nel pangrattato.

4

Dopo avere passato i sofficini nell’uovo e nel pangrattato è consigliabile disporli su un vassoio che disporremo in frigorifero per circa un’ora e che copriremo con uno strofinaccio. Questo passaggio li renderà più sodi durante la frittura. Naturalmente potremo decidere di saltare questo passaggio e di friggerli subito dopo la loro preparazione. Adesso riscaldiamo dell’olio in una padella e friggiamoli da entrambi i lati. In alternativa disponiamoli su una teglia ricoperta con carta forno, irroriamoli con dell’olio e cuociamoli in forno ventilato caldo a 180° per circa 15-20 minuti e comunque fino a doratura. Serviamoli con un contorno di verdure.

Utile da sapere!

Una volta panati i nostri sofficini potranno anche essere surgelati. Prima di cuocerli è consigliabile scongelarli un po’. In alternativa friggiamoli in olio caldo ma a fiamma bassissima per evitare che si brucino in superficie rimanendo congelati all’interno.


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