La ricetta in un racconto

Il tronchetto gelato è uno dei dolci più gettonati nelle calde estati siciliane perché ha dentro la bontà del pan di spagna, la cremosità del gelato ma soprattutto l’allegria che si sprigiona durante le serate estive tra amici. Sul tronchetto ho già parlato in occasione della pubblicazione della versione con la granella di nocciole, ho pensato quindi di lasciare spazio alla fantasia e di narrare la bontà di quello con la panna montata attraverso un racconto dal titolo “Il ladro di tronchetti”, ambientato in un paesino dell’entroterra siculo il cui nome di fantasia è Marebello di Sicilia. Ma ecco la storia.

Il tronchetto gelato è uno dei dolci più gettonati nelle calde estati siciliane perché ha dentro la bontà del pan di spagna, la cremosità del gelato ma soprattutto l’allegria che si sprigiona durante le serate estive tra amici. Sul tronchetto ho già parlato in occasione della pubblicazione della versione con la granella di nocciole, ho pensato quindi di lasciare spazio alla fantasia e di narrare la bontà di quello con la panna montata attraverso un racconto dal titolo “Il ladro di tronchetti”, ambientato in un paesino dell’entroterra siculo il cui nome di fantasia è Marebello di Sicilia. Ma ecco la storia.

Drin, drin, driiiiinnnn!!!

E’ permesso?

Avanti, si accomodi!

Buonasera Commissario Imparato.

Buonasera a lei Commendatore, a cosa devo la sua visita?

Commissario, bando ai convenevoli, veniamo subito al dunque “ca sternata haiu chiffari” perché sono pieno di impegni per via delle imminenti elezioni. Lo sa che sono candidato a Sindaco, vero?

E certo, come non saperlo, c’è tutto il paese tappezzato con la sua faccia.

Le spiego subito il motivo per cui sono qui. In realtà non sono passato solo a salutarla ma sono venuto a denunciare un fatto increscioso di una gravità inaudita e “sulu” lei mi po’ “aiutari”.

Addirittura, risponde il commissario, e che cosa sarà mai successo? Cos’è che la fa allarmare così tanto?

Devo denunciare un fatto increscioso, un furto plurimo e consecutivo di tronchetti!

Di cosa? Risponde il Commissario.

Di tronchetti, sissignore, proprio loro.

No, “aspittassi” un momento, ripartiamo dall’inizio e mi spieghi bene.

Commissario, lei deve sapere che tutte le domeniche mattine alle ore 8,30 in punto chiamo la pasticceria “Dolce Sicilia mia” ordino un tronchetto gelato alla panna, rigorosamente alla fragola, poi riattacco il telefono, bevo un caffè ristretto e amaro, mi vesto e mi reco in loco per ritirarlo. Poi torno a casa con in mano la mia bella “nguantiera” impacchettata che caccio dentro al “frigider” e non ci penso più fino alle 13. 00. Alle 12,30 in punto faccio la doccia, metto i vestiti della festa, mi “allicchitto” per bene, mi “improfumo”, apro il congelatore per prendere il tronchetto da portare a casa di donna Matilde e a quel punto però il tronchetto non c’è più. Praticamente volatilizzato, sparito, dileguato. Oltre al danno la beffa perché donna Matilde sospetta che io sia un taccagno millantatore di dolci, disonorando così la mia illustrissima immagine.

“Aspittassi” un momento, ma lei con chi vive?

Solo, vivo solo! Ha capito commissario? Questo è un furto in piena regola. Ecco il motivo per cui sono venuto da lei. Lei “m’ava aiutari”!

Va bene, “aspittassi” un momento che approfondiamo meglio la cosa. Mi faccia l’identikit.

Del ladro? E che ne so…

Ma non del ladro, del tronchetto!

Ah, appunto dicevo io, mi pareva strano. Allora, trattasi di un tronchetto sinuoso fatto con un sottile strato di pan di spagna, della soffice panna montata ed un cuore di gelato alla fragola. In superficie ci sono cinque belle fragoline ed una generosa spolverata di granella di pistacchi. Ecco, questo è tutto.

Va bene, facciamo così, rimaniamo intesi che la prossima domenica lei non dovrà cambiare abitudini. Dovrà rifare esattamente gli stessi passaggi in sequenza esatta, direi quasi maniacale, e stia ben attento a strani movimenti o a conti che non le tornano. Apra bene gli occhi, insomma, e faccia attenzione anche alle cose all’apparenza più insignificanti. Se le torna comodo scriva su un taccuino ogni singolo indizio sospetto. Poi mi faccia sapere.

Sarà fatto commissario, e con questo la saluto. Arrivederci, è stato un piacere rivederla.

Il piacere è tutto mio. Arrivederci.

La settimana successiva, così come erano rimasti intesi, il Commendatore torna dal Commissario.

Commissario illustrissimo, rieccomi al suo cospetto per aggiornarla sull’epilogo dei fatti. Allora, le dico che domenica scorsa ho fatto come mi ha detto lei, ho annotato tutto non lasciando niente al caso.

Bene, mi racconti i dettagli allora.

Come di consueto ho chiamato la pasticceria alle 8,30 in punto chiedendo di mettermi da parte un tronchetto alla panna con gelato alla fragola, poi ho disbrigato le mie solite pratiche domestiche e successivamente mi sono recato presso di loro. Sono entrato in negozio, ho incrociato la solita signorina molto gentile, “biedda” e disponibile, mi ha consegnato il pacchetto, sono tornato a casa, ho aperto il “frigider” c’ho infilato il tronchetto e poi ho continuato a svolgere le mie azioni quotidiane. Alle 13.00 in punto vado per prenderlo e che ci trovo?

Cos’ha trovato, sentiamo.

Ho trovato non uno, ma ben due tronchetti. Converrà con me che il giallo si infittisce ed anche assai! Come proseguiamo con le indagini?

Indagini? Ma quali indagini! Commendatore, sinceramente sarò schietto e sincero con lei, lo sa che io non ho peli sulla lingua e ad essere sincero non saprei che dirle anzi… mi correggo, una cosa gliela dico: Ma secondo lei, con tutte le cose di cui mi devo occupare devo pensare a sti “cabbasisi” di tronchetti? Or su via, mi faccia il piacere! Io le posso dare consigli perché mi è simpatico, fornire spunti, darle idee, ma non posso certamente indagare su una faccenda così banale e assolutamente insignificante la cui risoluzione non arrecherebbe alcun vantaggio a nessuno se non a lei.

Commissario, “c’à puozzu riri na cuosa”? “C’arristavu mali”, si ci sono rimasto proprio male, non me l’aspettavo. Quello che mi ha appena detto suona per me come una “timpulata”, sì, proprio uno schiaffone che mi sta facendo parecchio male. Comunque, accetto i suoi suggerimenti e se lei me lo permetterà io verrò comunque da lei per raccontarle gli sviluppi, giusto a titolo di amicizia. Magari un consiglio a destra, un consiglio a sinistra e dall’alto della sua esperienza di casi ben più complessi risolviamo la questione. Che ne dice? Amici come prima?

Commendatore, chi “c’è diri” ha detto tutto lei, non ho altro da aggiungere, va bene, “ni viriemu allura”, ci vediamo quando vuole lei ma se dovesse venire mentre sono particolarmente indaffarato “mi facissi stu piaciri” giri i tacchi e se ne vada. Va bene?

Va bene , Commissario, allora arrivederci e grazie per il suo appoggio e sostegno.

Fu così che il nostro amico Commendatore tornò più e più volte dal Commissario. In alcune di queste non fu neppure ricevuto e in altre gli strappò cinque minuti di chiacchiera. La cosa però che non era riuscito a fare era venire a capo della questione. Succedeva infatti che una domenica apriva il freezer e non trovava neppure il tronchetto appena comprato e quella successiva ne trovava due o addirittura tre. Questa storia iniziava a mettergli ansia ed anche agitazione e la situazione andò avanti così per almeno due mesi fino a quando una domenica avvenne qualcosa di veramente inaspettato. Quando si recò in cucina per aprire il freezer si accorse di una cosa sospetta. La porta della cucina che dava all’esterno del cortile era aperta. Come mai, pensò tra sé e sé? Forse è entrato un ladro? Magari un vagabondo? Oppure peggio ancora qualcuno che aveva in mente di farlo impazzire per fargli perdere la reputazione proprio durante il periodo della campagna elettorale? Si diresse così verso quella porta, la spalancò e davanti ai suoi occhi si materializzò una scena alquanto inaspettata. Adalgisa, la sua governante, era appoggiata sul tavolo in legno intenta ad aprire la confezione con il tronchetto appena comprato.

Cosa sta facendo, urlò a gran voce il Commendatore, non me lo sarei mai aspettato da lei e per di più dopo tutti questi anni di onorato servizio… E’ proprio vero che la gente non la si finisce mai di conoscere. Ed io che mi fidavo. Sono stato proprio uno sprovveduto! Lei che ha sempre avuto le chiavi di casa mia ed anche accesso alla mia intimità domestica, come ha potuto!!! Ma la colpa è mia, eccome se lo è. Se solo riflettessi un po’ di più prima di fare certe scelte!

Ma cosa sta dicendo, rispose Adalgisa con altrettanta voce alterata rotta dalla rabbia. Cosa starebbe insinuando, eh!

Ho capito che è lei la ladra e con questo non ho altro da aggiungere.

Ladra a me? Ma come si permette, guardi che la denuncio e la rovino.

E’ da più di un mese che va avanti questa storia. Tronchetti che spariscono, poi riappaiono e poi spariscono ancora. Su, avanti, sentiamo quale giustificazione avanzerà a sua discolpa.

Ma di quale discolpa sta parlando! Io non ho niente da farmi perdonare. Durante una delle tante volte in cui l’ho salvata da una situazione ridicola nella quale si era cacciato per fare breccia nel cuore di tutte quelle “fimmine fituse” che frequenta, lei mi ha detto: Adalgisa, quando vorrà qualcosa, qualunque essa sia, non me la chieda nemmeno, la prenda e la consideri sua. E’ un gesto “sapuritu” e carino per ricompensarla di tutte le cose che lei fa per me ogni giorno. Non vedendole al loro posto capirò che le ha prese lei e se dovessi averne bisogno io me le ricomprerò. Così una domenica sono venuta qua perché il giorno precedente avevo dimenticato le chiavi della canonica e avendo sete ho aperto il frigorifero per versarmi un bicchiere d’acqua. Mi sono accorta che il freezer era rimasto aperto, magari dimenticato da lei, ho visto il tronchetto alla panna con gelato alla fragola, che poi è il mio gusto preferito, e ricordandomi delle sue parole me lo sono portata a casa. La domenica successiva ero venuta per ringraziarla visto che quando sono in casa non c’è mai, ma lei era sotto la doccia. Ho visto uno scontrino della pasticceria sul tavolo, ho aperto il freezer e mi sono accorta che c’era un altro tronchetto. Credendo che lo avesse ricomprato per me a quel punto me lo sono portato a casa.

E non l’è venuto il sospetto che non fosse suo?

No, perché lei è a dieta ed una delle cose che mi dice sempre quando vado a farle la spesa è: Adalgisa non si presenti a casa con un dolce perché appena entra dalla porta io la faccio uscire dalla finestra!

E mi dica una cosa, perché allora le domeniche successive ho trovato due ed anche tre tronchetti nel congelatore, replicò il commendatore?

Perché non erano alla fragola ma al cioccolato e a me il cioccolato non piace, quindi glieli ho riportati indietro ma lei era sempre a fare la doccia. Ora che che ci penso, non è che nasconde qualche femmina pure in bagno? Aggiungo che oggi stavo controllando il tronchetto proprio per questo motivo, non essendo la prima volta che non era alla fragola volevo evitare di portarlo con me, come già successo, per poi doverglielo restituire.

Come al cioccolato, io avevo chiesto esclusivamente tronchetti alla fragola.

E lei non ha controllato quando glielo hanno incartato?

No perché la commessa ha degli occhi talmente penetranti e una scollatura mozzafiato che quando mi serve non riesco a guardare altro.

Ecco, “u viri” questa è la dimostrazione provata! Lei è un “fimminaro” impenitente. Fa le cose per farsi bello agli occhi della prima femmina che gliela promette e manco si accorge di quello che le succede intorno. E’ proprio come tutti gli altri uomini che quando ci sono fiori nel circondario diventano “allallati” e “un capiscinu chiù nienti”. A lei le si offusca “u cirivieddu”, insomma, e oltre al cervello pure la ragione.

Intanto non mi parli così, che non ne ha il diritto…. E poi adesso chiamo “Dolce Sicilia mia” e mi sentono, ah se mi sentono!!! Anzi no, perché se non fosse stato per questo sbaglio non sarei probabilmente venuto a capo della faccenda. Adalgisa, potrà mai perdonarmi per avere dubitato di lei?

Non lo so Commendatore, non lo so affatto, questa volta l’ha fatta veramente grossa e quindi ci devo pensare.

E cos’è che potrebbe farle cambiare idea?

Forse ripensandoci bene una cosa c’è.

E cosa, la prego, “mu ricissi”, sì me lo dica, sarei felice di potere rimediare.

Lo vuole sapere? Bene, glielo dico subito, voglio il sabato libero, anzi pure il lunedì mattina così me ne vado dal parrucchiere. E poi non ho finito, voglio un tronchetto gelato alla settimana, ma che sia alla fragola, però. Questa è la mia proposta, prendere o lasciare.

Adalgisa, chi “c’è diri”, lei mi mette con le spalle al muro. Non è per il tronchetto a settima, di quello “minni futtu”, ma piuttosto perché devo rinunciare a lei al sabato. Se poi consideriamo che la domenica è il suo giorno libero e che lei vuole prendersi pure il lunedì mattina, io come faccio a colmare la sua assenza?

Commendatore, ci sta provando “puru cu mia”??? Ma lei è proprio senza ritegno!!!

Adalgisa, ma che “cabbaso” ha capito!!! Come faccio senza di lei nel senso di chi mi “ pulizia” la casa, chi mi prepara da mangiare e chi mi stira le camicie per la settimana?

Fu così che i due andarono avanti a litigare e a contrattare per tutta la mattinata su quella che dovesse essere la ricompensa più equa per Adalgisa. Ma su una cosa la governante era riuscita a spuntarla senza indugi, che da ora in avanti avrebbe avuto la possibilità di mangiare tutte le settimane il dolce che lei amava di più: un buon tronchetto gelato alla panna montata.

E il Commissario? Seppe mai cos’era successo veramente? Diciamo che non seppe mai tutta la verità considerando che il Commendatore non ebbe il coraggio di ammettere le proprie responsabilità e soprattutto perché aveva paura di essere svergognato davanti agli occhi di quell’uomo che era una vera istituzione per tutto l’intero paese. Del resto aveva una reputazione da difendere in qualità di sindaco neo eletto della cittadina di Marebello di Sicilia!

Difficoltà

Difficile

Dosi Per

10 Persone

Preparazione

2 Giorni

Cottura

10 Minuti

Lista ingredienti per la pasta biscotto

4 uova a temperatura ambiente

120 g di zucchero

80 gr. di farina

40 g di fecola di patate oppure di amido

Una bustina di vanillina oppure la scorz

Lista ingredienti per la farcitura e la copertura

1 kg di gelato

250 gr. circa di panna montata

Utensili richiesti

Uno stampo per pandarancio

Teglia misura 37×42 cm.

Procedimento

1

Sbattiamo i tuorli con lo zucchero e lavoriamoli energicamente fino a quando non si otterrà una crema color giallo pallido. Inseriamo dapprima la fecola di patate setacciata e successivamente la farina, anch’essa setacciata, aiutandoci con un colino. Amalgamiamo il tutto con una spatola in silicone e con dei movimenti delicati dall’alto verso il basso in modo da fare incorporare aria al composto. Montiamo a neve ben ferma gli albumi, uniamoli all’impasto, aggiungiamo la vanillina, oppure la scorza del limone, ed amalgamiamo delicatamente gli ingredienti, sempre con dei movimenti dall’alto verso il basso. Questa operazione è molto importante per ottenere una pasta biscotto morbida. Foderiamo la teglia da forno con della carta antiaderente, facciamo cadere sopra l’impasto e livelliamolo con una spatola. L’impasto dovrà risultare uniforme, sottile circa tre millimetri e non dovrà vedersi la carta forno sotto in trasparenza.

2

Cuociamo in forno statico a 170 gradi dagli 8 ai 12 minuti e comunque fino a quando non avrà assunto una colorazione dorata ma non troppo altrimenti si indurirà. Non appena cotta arrotoliamola su se stessa aiutandoci con un panno fino a quando non si sarà raffreddata. Una volta fredda capovolgiamola su un piano e con delicatezza tiriamo via la carta forno. Con questa quantità si potranno foderare una teglia e mezza. La mezza teglia ci servirà per creare la base del nostro tronchetto.

3

A questo punto prendiamo uno stampo per pan d’arancio oppure per plumcake, ed inseriamo all’interno della carta forno che agevolerà la fuoriuscita del contenuto una volta indurito in freezer. Con l’aiuto di un paio di forbici creiamo due sagome con le quali in un secondo momento copriremo le due estremità.

4

Inseriamo adesso nelle due estremità le due sagome (questo eviterà che il gelato, una volta inserito, resti a contatto con il metallo formando dei cristalli di ghiaccio) e con l’aiuto di una paletta versiamo il gelato ammorbidito (tiriamolo per tempo fuori dal freezer) all’interno dello stampo facendo un po’ di pressione in modo da farlo aderire bene. Nel caso di gelato bigusto inseriremo il primo gelato fino a metà e dopo averlo spalmato per bene inseriremo il secondo. E’ consigliabile utilizzare un gelato fatto in casa ma in alternativa andrà bene sia quello del supermercato che della gelateria. Livelliamo bene il gelato con una spatola in modo da potervi posizionare la base.

5

Adesso con la seconda teglia ricaviamo un rettangolo di pasta biscotto per creare la nostra base la cui circonferenza dovrà essere un po’ più piccola rispetto al perimetro dello stampo. Infine infine incastriamolo al suo interno. Mettiamo lo stampo dentro il freezer fino a quando il gelato non si sarà solidificato completante. Una volta solido tiriamolo fuori e non appena leggermente ammorbidito estraiamo il contenuto aiutandoci con la carta forno. Facciamo attenzione a non tirarla con troppa forza per evitare che si strappi. Capovolgiamo lo stampo su un vassoio, montiamo la panna ben ferma a cui avremo aggiunto un po’ di zucchero e con l’aiuto di sac à poche facciamo le decorazioni.

Utile da sapere!

Se la pasta biscotto fosse risultata un po’ troppo spessa, lasciamola sul foglio di carta forno utilizzato durata la cottura, mettiamone un altro in superficie e passiamo un mattarello in modo da assottigliarla.


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