La ricetta

Caratteristica dell’otto dicembre e più in generale del periodo natalizio, la petrafennula, chiamata in italiano pietrafendola, è un torrone molto antico ma anche molto duro che si prepara utilizzando ingredienti facilmente reperibili come zucchero, miele, confetti, mandorle, scorze d’agrumi e un po’ di cannella.

Ha una forma prevalentemente cilindrica e viene venduta avvolta in della carta colorata le cui estremità sfrangiate vengono attorcigliate come se fossero delle caramelle. Farla in casa è facilissimo e con un po’ di fantasia potremo replicare l’involucro originale, magari facendoci aiutare dai nostri bambini nella sua realizzazione. Loro si divertiranno tantissimo e noi potremo portare in tavola qualcosa di originale da regalare a parenti e amici.

Essendo la Cucina di Tricchi Trocchi un blog di racconti e di ricette, prima di vedere come si prepara la petrafennula (pietrafendola) vorrei raccontarti una storia – in questo caso clicca sul tasto “continua a leggere” per saperne di più – se invece vuoi passare direttamente alla sua preparazione, scorri più in basso per andare alla lista degli ingredienti.

Inoltre se ti fa piacere seguimi su Facebook (clicca qua) ed anche su Instagram (clicca qua).

Con l’avvicinarsi del periodo natalizio inizia la voglia di gustare dolci e dolcetti tipici siciliani da realizzare in casa oppure da acquistare nelle più illustri pasticcerie dell’isola.

Un tempo, durante le festività, le strade di borghi e rioni venivano inondate da profumi e sapori tipici del Natale, capaci di rallegrare i cuori dei passanti che non necessitavano di grandi emozioni per essere felici. Tra queste preparazioni il giorno dell’Immacolata si consumava un torrone molto duro tanto che per essere spezzato occorreva dotarsi di coltello e martello con cui scalfirne la superficie. Il nome petrafennula, evocativo della sua durezza, era l’essenza stessa di un dolce robusto come una roccia preparato con zucchero, miele, confetti, mandorle, scorze d’agrumi e un po’ di cannella. Per poterlo gustare si era costretti a metterne in bocca un pezzettino per volta così da farlo sciogliere per ore.

Al giorno d’oggi è possibile trovare questo dolce principalmente nelle pasticcerie che mantengono ancora vive le tradizioni in contrapposizione alla standardizzazione dei tempi moderni. Diverse sono le forme che possono essere date a questo torrone, ma la più conosciuta è indubbiamente quella cilindrica, incartata dentro ad una carta sfrangiata di colore pastello e con una grande scritta che ne preannuncia il contenuto.

La petrafennula nella sua confezione colorata

Di origine araba, la petrafennula o pietrafendola divenne in tempi moderni sinonimo di durezza e fermezza. Con il termine “Fàrisi petrafènnula” (diventare petrafennula) s’intende irrigidirsi o diventare irremovibili. Del resto il siciliano è una persona cocciuta, testarda e con la testa davvero dura! Poteva un dolce essere più rappresentativo del suo temperamento? Benché la sua fama non eguagli quella di altre preparazioni tipiche dell’isola, la sua notorietà è maggiormente diffusa tra le persone anziane essendo considerato un dolce d’altri tempi. Perfino nel romanzo di Andrea Camilleri “Il Cane di terracotta” si fa un accenno a questo torrone: “Anna lo baciò sulle guance, gli pruì (gli porse) un pacchetto. “Ti ho portato la petrafèrnula”. Era un dolce oramai difficile a trovarsi, a Montalbano piaceva molto, ma chissà perché i pasticceri non lo facevano più”…

Venditore di petrafennula

Conosco persone che odiano le feste, il Natale e tutto ciò che contempli il concetto di famiglia. Colleghi, amici, conoscenti che hanno alle spalle un’infanzia un po’ anonima in cui i momenti celebrativi, piuttosto che trasformarsi in occasione di festa in cui riunirsi, ridere e condividere, diventano l’ennesimo pretesto per viverli in solitudine. Infanzie difficili in cui l’isolamento si contrappone all’aria di festa. E proprio a tal proposito, qualche giorno fa una mia collega ha affermato di odiare il Natale aggiungendo che da piccola lo trascorreva da sola con mamma e papà. Oggi in età adulta si è aggiunto anche il suo compagno, ma a mio avviso anche così è pur sempre un Natale vissuto in solitudine.

Al contrario di molti altri coetanei, ho avuto il privilegio di avere un’infanzia felice e in cui le feste venivano trascorse in compagnia degli  zii e dei cugini in un’atmosfera che al solo pensiero mi metteva addosso tanta eccitazione. Non parlo tanto dei regali, non è quello che ricordo con più nostalgia, parlo piuttosto della complicità che si creava tra noi cugini durante il gioco e la condivisione di quel cibo che le nostre mamme preparavano  insieme.

In questo contesto gioioso, un posto importante hanno avuto le tradizioni. L’amore ed il rispetto per i valori me li ha trasmessi mio padre che probabilmente, in maniera consapevole, ha istillato in me un bagaglio di emozioni da trasmettere alle generazioni avvenire. Fin da piccolo ogni festa o ricorrenza era accompagnata da un simbolo che servisse per suggellare il momento. E così, anche in occasione dell’otto dicembre, c’era un dono da condividere: la petrafennula, dolce che inevitabilmente mi riconduce a lui. Può un torrone innescare un turbinio di ricordi ed emozioni? Probabilmente sì, se racchiude in sé l’essenza stessa di un amore donato anche attraverso la condivisione di piccoli gesti.

E giunti fin qua direi che è venuto il momento di metterci ai fornelli e preparare questo piccolo dolce della tradizione che, nonostante non sia blasonato, racchiude in sé la magia delle cose semplici preparate con il cuore.

Difficoltà

Facile

Dosi Per

4 persone

Preparazione

1 Ora

Cottura

8 Minuti circa

Lista ingredienti per la petrafennula

360 gr. di zucchero

90 gr. di miele

Un’arancia bilologica o mandarino

Un cedro biologico o limone

200 gr. di confetti alle mandorle

60 gr. di mandorle sgusciate

Cannella in polvere q.b.

Olio d’oliva q.b.

Utensili richiesti

Carta velina di vari colori

Forbici per carta con taglio a zig zag

Pennarello a punta fine

Carta forno

Procedimento

1

Per prima cosa eliminiamo la buccia dagli agrumi con un coltellino facendo attenzione a non prelevare anche la parte bianca amara. Tagliamoli prima in piccoli fili e successivamente in piccolissimi quadretti. Dentro ad uno strofinaccio mettiamo i confetti e le mandorle (utilizzeremo quelle non pelate), chiudiamolo e frantumiamoli in piccoli pezzi aiutandoci con un batti carne. Versiamo dentro ad un tegame in alluminio, aggiungiamo circa mezzo cucchiaino scarso di cannella e mettiamo da parte. Nel frattempo su un piano da lavoro disponiamo della carta forno, versiamo un po’ d’olio d’oliva e distribuiamolo per bene su tutta la superficie.

2

In un altro tegame in alluminio versiamo lo zucchero e il miele e continuando a mescolare poniamo su foco dolce. Il composto dapprima diventerà appiccicoso e man mano mano che si scioglierà comincerà ad assumere una forma più liquida. Anche il colore sarà prima bianco, poi dorato ed infine marrone. Dovremo spegnere quando si sarà caramellato, ovvero quando si produrrà tanta schiuma in superficie e le bolle diventeranno più grandi. Spegniamo dopo circa un minuto da quando si saranno formate le bolle grandi ma non proseguiamo troppo con la cottura.

3

Versiamo il liquido bollente dentro al tegame contenente gli ingredienti ridotti in piccoli pezzetti e mescoliamo molto velocemente. Potremmo non avere necessità di utilizzarlo tutto poiché dipenderà dalla grandezza e quantità degli ingredienti (es. grandezza arancia e cedro). Versiamo immediatamente il composto sul foglio di carta forno precedentemente oliata e lasciamo intiepidire fino a quando non riusciremo a toccarlo con le mani. Attenzione non dovrà essere del tutto freddo altrimenti non sarà più plasmabile. Adesso tagliamo dei pezzi di composto e con le mani formiamo dei cilindretti lunghi circa 14 cm. e larghi circa 3 cm. e lasciamoli indurire all’aria.

4

Con tre fogli di carta velina sovrapposti ricaviamo dei rettangoli e tagliamoli alle estremità creando delle frange con l’aiuto di un paio di forbici per carta con taglio a zig zag. Adesso con un pennarello nero a punta fine facciamo le scritte poi arrotoliamo ogni singola petrafennula dentro della catta forno ed infine incartiamola nella carta velina come se fosse una caramella.

5

Adesso la nostra petrafennula è pronta per essere gustata ed offerta nel periodo dell’Immacolata a parenti e amici come da tradizione. Attenzione però ai denti, dovrà essere spezzata aiutandosi ad esempio con un coltello ed essere sciolta in bocca piano piano.

Utile da sapere!

Considerando che la buccia dovrà essere mangiata è fondamentale utilizzare degli agrumi biologici. Relativamente alle dimensioni non dovranno essere troppo grandi.

Per la pulizia delle nostre pentole sarà sufficiente mettere dell’acqua al loro interno, porle sul fuoco ed aspettare che lo zucchero si sciolga nuovamente.


Commenti (4)
  1. Si va bene, io sono dei primi di gennaio 51 e me la ricordo di un marrone quasi nero e non così chiara, come mai?

  2. La preparerò sicuramente .Spesso preparo il torrone in casa con un procedimento quasi simile ma usando solo mandorle

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.