La ricetta in un racconto

La storia che racconta la ricetta di oggi è ambientata vicino al mare, nella periferia della città, dove abitualmente dei giovani si riuniscono per trascorrere le serate in allegria. Ed è proprio durante una di queste sere che succede qualcosa di inaspettato. Un incontro fortuito, avvenuto la sera del 15 luglio dell’anno precedente durante la festa di S. Rosalia, Patrona di Palermo, decide di concedere una seconda possibilità ad un ragazzo la cui vita era stata sconvolta dalla vista di una giovane donna. La sera di quell’incontro i suoi occhi furono rapiti dall’incredibile bellezza di lei di cui nulla conosceva se non l’odore della sua pelle catturato in un breve momento in cui la ragazza, intenta a rappresentare dei balli popolari, si gettò per pochi secondi tra le sue braccia. L’aveva cercata ovunque ma la calca di quella sera avevano reso vani tutti i suoi sforzi. Con sua grande sorpresa si rende ben presto conto che l’unico posto in cui non l’aveva cercata era proprio quello in cui mai si sarebbe aspettato di trovarla.

La storia che racconta la ricetta di oggi è ambientata vicino al mare, nella periferia della città, dove abitualmente dei giovani si riuniscono per trascorrere le serate in allegria. Ed è proprio durante una di queste sere che succede qualcosa di inaspettato. Un incontro fortuito, avvenuto la sera del 15 luglio dell’anno precedente durante la festa di S. Rosalia, Patrona di Palermo, decide di concedere una seconda possibilità ad un ragazzo la cui vita era stata sconvolta dalla vista di una giovane donna. La sera di quell’incontro i suoi occhi furono rapiti dall’incredibile bellezza di lei di cui nulla conosceva se non l’odore della sua pelle catturato in un breve momento in cui la ragazza, intenta a rappresentare dei balli popolari, si gettò per pochi secondi tra le sue braccia. L’aveva cercata ovunque ma la calca di quella sera avevano reso vani tutti i suoi sforzi. Con sua grande sorpresa si rende ben presto conto che l’unico posto in cui non l’aveva cercata era proprio quello in cui mai si sarebbe aspettato di trovarla.

Lui: Hei gioia, ma lo sai che sei proprio carina? Mi dici come ti chiami? (il silenzio non lascia spazio all’immaginazione ed anzi la ragazza incalza velocemente il proprio passo). Dai, rispondimi! Sei muta? Ah, ho capito, sei sorda!
Lei: Senti, devi farmi un piacere, devi lasciarmi in pace e levarti dai piedi, hai capito?
Lui: Ma perché, cosa ho fatto? Lo sai che sei strana? La prima volta ci siamo visti al festino di S. Rosalia, tu hai ballato con me, mi hai guardato negli occhi e non ho avuto il tempo di dirti una parola che nel frattempo è arrivato un tizio e te ne sei andata via senza dirmi niente… Ho chiesto alla gente se ti conoscessero ma nessuno sapeva niente di te… Stasera sono passato in piazza con la moto, ti ho vista e ti ho guardata… Mi hai guardato pure tu per tutto il tempo ma vicino a te c’era uno e non ti ho potuto rivolgere la parola… Per questo motivo mi è salito il sangue al cervello… E adesso fai finta che non ci conosciamo! Va beh, sai cosa ti dico? Ti saluto, me ne vado via e non mi vedi più! Anzi scusa se ti ho disturbata…
Lei: No, aspetta! Ma perché sei così nervoso? Ma sei sempre così? Io sono una ragazza timida…
Lui: Così come?
Lei: Così focoso…. Non sai che le donne vanno corteggiate come se fossero delle principesse?
Lui: Si, va beh, ma cosa stai dicendo? Comunque, cambiamo discorso… Com’è che ti chiami?
Lei: Mi chiamo Jessica.
Lui: Ah, pensavo Cenerentola! Eheheheheheheh
Lei: Si, va beh, vai a dormire… Ho capito, sei un po’ scemo!
Lui: Smettila, non capisci che scherzo? Ma dimmi una cosa, perché stasera i tuoi amici ti chiamavano Sharon?
Lei: Non te lo posso dire… perché poi mi prenderesti in giro…
Lui: No, te lo giuro…
Lei: Va beh, però stai attento a te… Mi chiamano così perché dicono che quando mi siedo sulla sedia intreccio le gambe tipo Sharon Stone, quella del film!
Lui: Ahahahahahahah, ma allora non sei timida! Sei una profumiera! (dicasi profumiera individuo di genere femminile che la fa annusare, nel senso di farla desiderare, ma che poi non la dà… 😁)
Lei: Sei un maleducato! Ma è così che si tratta una ragazza? I maschi siete tutti uguali, voi volete solo una cosa!
Lui: E cosa vorrei da te?
Lei: Dai che lo sai, non fare il finto scemo.
Lui: Io vorrei le tue bellezze e ti e ti vorrei sposare…
Lei: Ma cosa stai dicendo! Vacci piano, come dice il detto, ci vuole il vento in chiesa ma non che spegne le candele (ci vuole un po’ di vento in chiesa quando fa caldo, ma non da spegnere le candele. Questo proverbio evidenzia il senso della misura nelle cose).
Lui: Senti una cosa, principessa, perché non andiamo a mangiare qualcosa insieme?
Lei: Ma io non ti conosco…
Lui: Meglio, così ci sediamo, mangiamo qualcosa e ci raccontiamo. Va bene?
Lei: Che dirti, fammici pensare… Va bene!
Lui: Cosa vorresti mangiare?
Lei: A me piace il pesce!!!
Lui: Ma allora sei una buongustaia!
Lei: Ma cosa hai capito! Sei un porco… Mi piace il pesce del mare.
Lui: Eh, va beh, qual è il problema? Fa un po’ freddo ma volendo potremmo andare al mare a fare un bagno… Ahahahahahahah
Lei: La vuoi finire di fare lo stupido?
Lui: Dai, avanti, ti ho già detto che sto scherzando!!! E sentiamo un po’, cos’è che vorresti mangiare?
Lei: Vorrei mangiare la pasta con le melanzane e il pesce spada.
Lui: Vedo che ti piace il cibo raffinato. E dimmi una cosa, perché ti piace così tanto questa pasta?
Lei: Perché sono una ragazza romantica.
Lui: E questo cosa c’entra con il pesce spada?
Lei: C’entra, C’entra… Questa era una ricetta che mi preparava sempre mia nonna Carmela quando ero piccola ed io non volevo mangiare. E mentre cucinava mi raccontava una bella storia d’amore. Vieni qua, siediti accanto a me che la racconto anche a te…

Aveva diciotto anni quando si innamorò di mio nonno, fecero la fuitina e poi si sposarono. Lui era un pescatore e quando non pescava niente durante il giorno spesso la notte rimaneva al mare. Non avevano molti soldi e se lui non pescava non potevano mangiare. Mia nonna era preoccupata per questo lavoro e pregava il Signore di fargli la grazia di farlo tornare sempre a casa. Un Giorno si svegliò e non lo vide nel letto, allora si vestì di corsa per andare al porto. Domandò a tutti gli altri pescatori ma nessuno lo aveva visto. Passò tre notti e tre giorni a piangere e pregare e più piangeva, più pregava. La notte del terzo giorno fece un sogno, vide suo marito ben vestito, pettinato ed improfumato. Quando si svegliò, guardò il quadro del cuore di Gesù che si trovava di fianco a lei e gli disse: Signore mio, non ho avuto niente dalla vita, non ho ricchezze e cosa belle ma te lo giuro sopra la cosa che ho di più cara al mondo che se tu lo farai tornare, io darò da mangiare a tutti i poveri del paese. Farò per loro l’unica cosa che so fare, cucinare. Così si mise a fare le faccende di casa pensando che suo marito non sarebbe più tornato. Non ebbe neppure il tempo di iniziare queste attività che sentì dei rumori… Aprì la porta e udì delle voci lontane. Si vestì è scappò verso il mare dove c’erano delle persone che parlavano e ridevano. E così vide suo marito tutto contento e beato con un bel pesce spada di fianco. Lui le raccontò che stette tre giorni e tre notti in barca perché c’era tanto vento e non riusciva più a tornare più a casa. E stanco e confuso non seppe come ma si addormentò…. Quando si vegliò si ritrovò seduto sulla spiaggia con a fianco un bel pesce spada. Non appena furono tornati a casa, mia nonna Carmela si ricordò della promessa che aveva fatto e così, dopo avere raccolto tutte le melanzane, i pomodori e la menta dell’orto, tagliò questo bel pesce a pezzetti e preparò una buona pasta per tutti i poveri del paese. Il pesce spada rimanente mio nonno lo vendette al mercato e racimolò tanti soldi. Tutti e due erano finalmente felici e durante la notte un Angelo del Signore s’avvicinò all’orecchio di mia nonna e le disse: Carmela, nonostante non avessi niente, hai fatto la promessa di regalare a coloro che avevano meno di te qualcosa da mangiare. Il Signore è misericordioso, ha ascoltato la tua sincera preghiera e ti ha voluto donare ciò che il tuo cuore desiderava…

Lui: Che bella storia… mi sono commosso…
Lei: Capisci adesso perché mi piace questa pasta? I miei nonni non ci sono più e mi mancano tanto…
Lui: Sì, adesso ho capito… Posso dirti una cosa?
Lei: Certo, dimmi…
Lui: Me lo dai un bacio?
Lei: Ma non so neppure come ti chiami!
Lui: Mi chiamo Totò…
Lei: Veramente? Non ci posso credere!!!
Lui: E perché non ci credi?
Lei: Perché mio nonno si chiamava come te… (la ragazza scoppiò a piangere in un pianto liberatorio).
Lui: Mi stai prendendo in giro?
Lei: No, te lo giuro…
Lui: Principessa, tu ci credi nel destino?
Lei: Sì che ci credo, perché?
Lui: Perché se stasera siamo qui, è perché era scritto nel cielo!
Lei: Secondo me queste cose le dici a tutte le ragazze!
Lui: No, solo a te.
Lei: Non ci credo.
Lui: Credici piccola mia, credici…. Ti ho cercata fino in capo al mondo, ti ho sognata, ti ho desiderata, ti ho amata… E stanco di cercarti, stanco di sognarti, e stanco di amare una ragazza che esisteva solo nella mia fantasia, oggi finalmente ti ho ritrovata. E adesso tu sei qui accanto a me, bella da togliermi il fiato e dolce come il miele più prezioso, ti voglio dire amore mio, non lasciarmi più perché la mia vita sarebbe vuota senza di te.
E mentre lui si avvicinò per baciarla, in sottofondo si udirono le commoventi note di un’antica canzone popolare che erano lì, pronte a suonare per loro e suggellare quella tenera e magica storia d’amore:

Mi giro e mi rigiro sospirando
Passo le intere notti senza sonno
E le tue bellezze vado contemplando
Mi passa dalla notte fino al giorno
Per te non posso più riposare
Pace non ha più questo cuore afflitto
Lo vuoi sapere quando ti lascerò?
Quando la vita mia finisce e muore
Ci pensi quando insieme ballammo
e trascorremmo la serata con la musica
Dentro gli occhi tutti e due ci siamo guardati
ci diventò rossa la faccia e poi ridemmo
ballando e sospirando
ci siamo presi la mano e ci siamo stretti…
Lo vuoi sapere quando ti lascerò?
Quando la vita mia finisce e muore.
(Mi giro e mi rigiro – antico canto popolare).

Difficoltà

Media

Dosi Per

4 Persone

Preparazione

1 Ora

Cottura

30 Minuti

Lista ingredienti

350 gr di casarecce

Una melanzana di circa 400 gr.

300 gr di pesce spada

200 gr di pomodorini

Mezzo bicchiere di vino bianco

1 cipolla

2 spicchi d’aglio

Menta fresca q.b.

Sale q.b.

Peperoncino q.b.

olio extravergine

olio di semi di girasole

Procedimento

1

Laviamo le melanzane, tagliamole a tocchetti, saliamole e mettiamole dentro ad uno scolapasta per circa un’ora in modo che perdano la loro acqua. Successivamente friggiamole in olio di girasole caldo.

2

In un ampio tegame facciamo soffriggere la cipolla insieme a due spicchi d’aglio entrambi tagliati a piccoli pezzetti ed abbondante peperoncino. Appena saranno imbionditi aggiungiamo il pescespada, tagliato a piccoli tocchetti e facciamolo rosolare insieme al resto degli ingredienti.

3

Aggiungiamo il vino bianco, alziamo la fiamma per qualche minuto in modo che evapori l’alcool e successivamente riabbasiamola. Aggiungiamo i pomodorini tagliati, abbondante menta tagliata piccolissima, aggiustiamo di sale e cuociamo per circa 5 minuti. Adesso inseriamo le melanzane fritte, mescoliamo delicatamente e spegniamo la fiamma.

4

Cuociamo la pasta, scoliamola e condiamola con il nostro sughetto. Serviamo le nostre caserecce con pescespada e melanzane con una spolverata di mena fresca.

Utile da sapere!

Al fine di regalare maggior gusto e sapore alla pasta, una volta scolata io la verso dentro la pentola, aggiungo un po’ di passata di pomodoro precedentemente cotta con un po’ di soffritto, impiatto ed infine aggiungo il sughetto precedentemente preparato.


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